La Villa, la Filanda ed il Parco

 

Il complesso costituito dalla Villa Donà (XVII secolo), dal parco all'inglese e dal fabbricato che in passato ospitava un setificio, rappresenta uno dei punti di maggior interesse di Salzano.

La villa era una residenza estiva della nobile famiglia veneziana dei Donà delle Rose, del ramo di Santa Fosca.
In origine era meno ampia e già prima della fine del XVIII secolo subì notevoli ristrutturazioni, con conseguenti variazioni interne nella disposizione dei locali.
Ulteriori modifiche vennero operate a metà '800 dai nuovi proprietari, i banchieri padovani Jacur.
Sottoposta ad un lento degrado nel dopoguerra, fu acquistata nel 1979 dall'Amministrazione Comunale, restaurata ed adibita a sede municipale dal 1989.
Gli interni, assieme alla bellezza delle forme architettoniche, presentano vari motivi di interesse, tra i quali resti di affreschi, risalenti ad epoche diverse, nell'androne e nell'ala est del pianterreno, e le travature decorate del soffitto.

A nord delle barchesse della villa sorse invece l'opificio costruito da Leone Romanin-Jacur nel 1872, realizzazione che si cercò di integrare alla villa.
La filanda, infatti, è composta di un corpo centrale, dove si trovano la sala delle macchine e della filatura, e di due ali laterali con portico.
La lavorazione della seta vi continuò fino alla fine della seconda guerra mondiale, momento in cui alla seta vennero affiancate le nuove fibre sintetiche.
Attualmente l'Amministrazione Comunale sta lavorando a un progetto di restauro e recupero di questo edificio così importante per la storia economica e sociale del territorio.

Gli stessi proprietari avevano realizzato nel 1854 il parco, su disegno di Luigi Garzoni, caratterizzato da suggestive rialzate, grotte artificiali (oggi chiuse al pubblico), laghetti e isole.
Il bosco subì danni nella parte sud negli anni '40 e '50, mentre la parte settentrionale è stata protetta ed ha potuto svilupparsi naturalmente.


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